Esprimiamo sconcerto per l’annuncio dell’Autorità garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza sulla la decisione di uscire dalla rete europea ENOC, la rete europea dei Garanti per l’infanzia. Una decisione a nostro parere grave, che non può essere liquidata come una semplice divergenza istituzionale.
Quello a cui stiamo assistendo è un ulteriore tassello di un processo più ampio e preoccupante: lo smantellamento progressivo del sistema di garanzie costruito nel corso dei decenni per affermare e proteggere i diritti umani. Un processo che indebolisce il diritto internazionale, delegittima gli organismi sovranazionali, isola le istituzioni di garanzia e mette in discussione il principio fondamentale per cui i diritti appartengono a tutte e tutti, senza eccezioni.
I diritti non sono concessioni dei governi, né privilegi da riconoscere soltanto a chi corrisponde a un modello sociale, culturale o identitario dominante. Sono il risultato di conquiste collettive, sancite da convenzioni e strumenti internazionali, costruite proprio per impedire che la dignità delle persone venga subordinata agli orientamenti politici del momento.
Uscire da una rete europea di tutela dei diritti dell’infanzia, in dissenso con una posizione riguardante le persone minorenni LGBTQIA+, significa aggiungere un altro tassello a questa pericolosa regressione. Significa restringere gli spazi del confronto proprio quando sarebbe necessario ampliarli. Significa rischiare di trasformare diritti universali in questioni negoziabili, esponendo le persone più vulnerabili alle conseguenze di scelte ideologiche.
Per noi che promuoviamo i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, questa vicenda tocca un principio irrinunciabile: non può esserci pieno rispetto di ogni diritto in un contesto che tollera l’esclusione, legittima la discriminazione o stabilisce quali identità siano degne di riconoscimento.
La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza afferma tra gli altri il principio di non discriminazione, che non può essere applicato a discrezione e a fasi alterne.
Un’autorità garante dovrebbe secondo noi difendere i diritti per tutte le persone minorenni, senza selezioni e senza gerarchie. Dovrebbe rafforzare le reti di collaborazione, non abbandonarle. Dovrebbe garantire il confronto anche quando è difficile, non sottrarsi ad esso.
Non possiamo accettare che, mentre nel mondo si moltiplicano le violazioni dei diritti umani e si indeboliscono gli strumenti internazionali che dovrebbero prevenirle, si contribuisca a smantellare anche le reti che proteggono bambine, bambini e adolescenti.
Non è una questione marginale. È una questione politica, culturale e democratica. Perché quando si comincia a stabilire che alcuni diritti valgono meno di altri, quando si isola chi richiama al loro rispetto, quando le garanzie diventano subordinate al consenso politico, nessuna conquista può più dirsi al sicuro.
Ci uniamo alla presa di posizione di Defence for Children Italia e di tutte quelle realtà che chiedono che questa decisione venga riconsiderata e che l’Italia ripristini la propria partecipazione alla rete ENOC.
Continueremo a difendere i diritto di tutte e tutti, la libertà di crescere senza discriminazioni e una cultura dell’infanzia fondata sull’ascolto, sulla libertà e sul riconoscimento delle differenze.
I diritti non sono negoziabili. Le garanzie non sono un ostacolo. La tutela dell’infanzia non può essere subordinata a nessuna ideologia.
Contro ogni arretramento, per i diritti di tutte e tutti.
I Diritti non si smantellano


